Si, senza se e senza ma. In teoria dovremmo pensarla tutti così ma, in pratica, siamo abituati a considerare regalo qualsiasi cosa ci viene data, anche se ha il fine di invogliarci a comprare di più (e a volte a nostro scapito).

Qualche giorno fa un’azienda da cui compro online prodotti alimentari mi ha contattato per chiedermi se avessi voluto partecipare ad un sondaggio d’opinione. In cambio, un buono del 20% da spendere nel loro shop online.
Premetto che, al di là del buono, avrei partecipato ugualmente, perché quando un’azienda che mi piace molto e che rispetto (come cliente e da professionista di marketing) mi chiede di dirle la mia, e penso di avere qualcosa di costruttivo da esprimere, non mi faccio pregare. Trovo, infatti, fondamentale dare il proprio feedback e, nel caso specifico, avevo due cosette da fare presente (che rompiscatole :P), visto che, sul loro sito, si possono recensire solo i prodotti acquistati e non l’azienda in sé.

Una chiacchierata molto piacevole, costruttiva per entrambi le parti, ma non è questo il punto. Dopo l’intervista, come promesso, mi è arrivato via email il buono con lo sconto del 20%. Una spiacevole sorpresa, scoprire che fosse valido per un solo mese, per l’acquisto di tutti i prodotti in catalogo tranne quelli già in promozione e su una spesa minima di 50€. Quando ricevo un regalo, non voglio condizioni, altrimenti non lo è più. Semplice e banale! Inutile dire che non ho ancora usato il buono (e penso che non lo farò), anche perché la maggior parte dei prodotti che volevo erano in promozione e, comunque, non avrebbero raggiunto i 50€.

Posso comprendere le varie motivazioni aziendali di un simile atteggiamento (principalmente la marginalità) ma bisogna pensarci bene prima di fare uno pseudo regalo e considerare che il valore percepito della marca, la nostra soddisfazione nei suoi confronti e, di conseguenza, la sua reputazione ai nostri occhi potrebbero risentirne (vedi la caramella per la Festa della Donna di Trenitalia), nel tempo e se certi atteggiamenti si protraessero.
Dall’altra parte, è anche una questione di correttezza nei confronti di chi, decidendo di partecipare solo per avere il buono, si ritroverebbe in mano qualcosa di non necessariamente fruibile.

Il nostro cliente è rimasto contento? È più felice di prima? È questo ciò che un’azienda dovrebbe chiedersi. Mi contatti perché vuoi sapere di più sui miei gusti, il mio parere sui tuoi prodotti e cosa penso della tua azienda ma sarebbe stato utile chiedermi un’opinione anche sulla tipologia di regalo che avrei voluto ricevere.
Questo comportamento ha dato una piccola botta alla percezione positiva che avevo di quest’azienda. E, come alla mia, chissà a quella di quanti. Francamente, non mi viene nemmeno di dire grazie per ciò che ho ricevuto. Tu come reagisci in queste situazioni?

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