Un po’ come l’abito non fa il monaco ma al contrario. Il cibo, ovvero la sostanza, non è l’unica cosa che oggi decreta il successo di un ristorante. E cosa può essere più importante del cibo quando si va a pranzo o a cena fuori? Semplicemente tutto il resto!

Nella valutazione del locale, infatti, vengono ritenuti più importanti altri fattori. Questo chiaramente non vuol dire che il cibo non sia importante ma, piuttosto, che oggi si mangia molto meglio che in passato e che quindi la qualità dei prodotti e dei cuochi si dà per assodata (ah… magari fosse veramente così).

LA RICERCA DOXA

Secondo una ricerca condotta da Doxa per Groupon, su 2.030 persone intervistate online rappresentative del popolo italiano tra i 18 e i 74 anni, andare al ristorante non è solo una questione di cibo. L’attenzione del consumatore pare focalizzata maggiormente nella ricerca di un appagamento e benessere personale. In pratica, si esce per evadere e stare bene più che per soddisfare un’esigenza nutritiva. Si evince da alcuni dati (vedi infografica per approfondimenti):

  • 6 uscite al mese
  • il 60% delle uscite avviene in compagnia di amici
  • il 65% degli intervistati ricerca piatti sempre più innovativi ma con ingredienti freschi e di stagione (48%)
  • al 58% danno fastidio i rumori e il 47% non ama stare vicino al bagno (come dargli torto)
  • più del 35% degli intervistati vorrebbe maggiori servizi legati alla tecnologia e all’utilizzo dello smartphone

RIFLESSIONI PERSONALI

Il ristoratore che vuole intercettare il “nuovo” consumatore deve, quindi, configurare il proprio locale come il luogo in cui sentirsi bene e poter passare delle ore serene (vedi Starbucks). Per ottenere questo risultato, non può prestare attenzione solo a offrire cibo buono ma, prima di tutto, alla sua identità (nome e logotipo in primis), all’arredamento (pitturazione, materiali, spazi in sala e di servizio…), ai servizi che offre, alla formazione del personale (accoglienza, modo di servire…), alla continua ricerca sugli ingredienti e al feedback del suo cliente.

Usciamo per mangiare ma vogliamo decisamente qualcosa di più.

Partendo dall’analisi dei bisogni e della concorrenza, bisogna creare un’esperienza che miri dritto al cuore; che parta dal nome, continui dentro il locale, e finisca solo quando il cliente è pronto a ritornare per iniziare una nuova esperienza.