Arts&Foods Expo Milano

Expo e Arts&Foods (la mia opinione)

Qualche giorno fa sono stato a Milano per un evento organizzato da Riso Gallo (se hai dato un’occhiata alla mia pagina Facebook o al profilo Instagram te ne sarai sicuramente accorto). Ne ho approfittato anche per andare alla mostra Arts & Foods della Triennale e all’Expo.

Finalmente ho avuto il tempo di mettere insieme tutte le foto e mi fa piacere condividere con te la mia gallery e le mie opinioni.

ARTS & FOODS

Allestita negli spazi interni ed esterni della Triennale – 7.000 metri quadrati circa tra edificio e giardino – Arts & Foods mette a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali che dal 1851, anno della prima Expo a Londra, fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo, alla nutrizione e al convivio. Una panoramica mondiale sugli intrecci estetici e progettuali che hanno riguardato i riti del nutrirsi e una mostra internazionale che fa ricorso a differenti media così da offrire un attraversamento temporale, dallo storico al contemporaneo, di tutti i livelli di espressività, creatività e comunicazione espressi in tutte le aree culturali.

Arts&Foods

Un’esperienza di forte impatto visivo e suggestione sensoriale, sia perché effettivamente ripercorre il concetto di consumo del cibo nelle varie epoche, sia perché, per farlo, utilizza materiali differenti. Attraverso documenti e oggetti reali del tempo, quadri, sculture, fotografie, video, pubblicità, suoni e musiche si fanno ripercorrere al visitatore i vari momenti e i luoghi in cui il cibo era il protagonista, dalla sala da pranzo alla cucina, dal bar al cibo da viaggio.

(Foto di Rosario Nicosia)

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EXPO

Qui la cosa cambia un po’. Premetto che non ho avuto la possibilità di vedere tutti i padiglioni ma, dopo averne visti un po’, ho ritrovato più o meno lo stesso stile in tutti. Lo scheletro base è formato da una serie di informazioni, soprattutto scritte, riguardanti il cibo e l’economia, che danno al visitatore un’idea del paese specifico. All’uscita o all’interno dei padiglioni uno o due bar/ristoranti.

C’è chi ha puntato molto sul design di forte impatto visivo, chi ha affiancato ai testi anche foto e video. È il caso, ad esempio, dell’Egitto (all’interno del Cluster Bio-Mediterraneo) che fornisce un tablet in cui appare una guida, in realtà aumentata, che narra e descrive la storia del Paese, stampata lungo tutti i muri del padiglione. Peccato che, a causa della confusione, non si sentisse nulla (una semplice cuffia avrebbe risolto il problema).

Tra code interminabili per accedere ai vari padiglioni (per i più gettonati anche 4 ore) e una gran mole di informazioni da leggere, non c’è il tempo di fare tutto (soprattutto in un solo giorno). A meno che non si abbiano interessi specifici e si decida di vedere solo 3 o 4 padiglioni.

La mia opinione sull’Expo

Quello che si evince è che un giorno non basta per fare tutto e non tutti hanno a disposizione più giorni per visitare l’Expo. Credo, pertanto, che avrebbero dovuto puntare maggiormente su immagini, video e frasi brevi ad impatto immediato. Giocare con effetti speciali che andassero a stuzzicare tutti i sensi. Insomma, far vivere un’esperienza che facesse venir voglia di visitare quel paese, visto che l’obiettivo è la promozione turistica.

Mi è piaciuto molto, ad es., il Great American Foodscape, una sezione del padiglione USA, che attraverso una serie di video brevi e divertenti, racconta la cultura culinaria americana del passato e del presente.

Forse la sfida più grande era quella di portare la “vita vera” del luogo, fuori dal proprio contesto. Magari coinvolgendo travel e food blogger, che avrebbero dato un apporto più concreto alla causa e un taglio diverso dalla classica promozione. D’altra parte, le informazioni le posso trovare sui libri, sulle guide e ancor più su internet. L’esperienza, invece, la posso ascoltare solo da chi l’ha vissuta.

Avrei puntato maggiormente sul cibo vero, quello da mangiare, facendolo diventare un momento di condivisione. Invece, si sono limitati a venderlo come se fossimo in qualsiasi ristorante. L’Expo, a mio parere, dovrebbe essere un’opportunità per farsi conoscere e per conoscere le altre culture attraverso il cibo. La cosa, però, risulta abbastanza difficile, a meno che non si abbia un portafoglio molto pieno. Ho trovato molto incoerente l’essere presenti ad una Expo sul cibo e vendere lo stesso a prezzi esosi.

Di conseguenza il tutto risulta monotono, soprattutto se ci si limita a fare la coda per entrare in un padiglione, farsi un giro, uscire e aggregarsi ad un’altra coda. In poche parole, ho avuto l’impressione di essere in un parco divertimenti senza attrazioni. Dove sta il divertimento? Unica eccezione per l’Albero della Vita, che offre uno spettacolo fantastico, capace d’incantare giovani e adulti.

Se dovessi andarci adesso, con queste consapevolezze, mi concentrerei esclusivamente sull’architettura dei padiglioni e sui temi specifici offerti, per es., dai cluster e dal Future Food District della Coop, sul supermercato del futuro, che ho apprezzato molto.

Ancora, sul Padiglione Zero “…un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passa attraverso i suoi simboli e le sue mitologie, percorre le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la Natura – dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione – e arriva fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea. Un percorso emozionale che da racconto universale si fa storia individuale.” (Davide Rampello).

Ovviamente un occhio particolare lo riserverei al cibo, cercando di assaggiare l'”anima” street dei vari paesi (anche perché più economica :P ).

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Marketer, Writer, Food Stylist & Photographer. Mangio esperienze, racconto emozioni. Un vero #designlover che non sa dire di no alla buona tavola!

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